A SCUOLA DI LIBERTA': le scuole imparano a conoscere il carcere

Il volantino dell'iniziativa e il punto di vista dei professori........
Entusiasti!  Tanto da proporre per il secondo anno un incontro con i volontari del carcere in tutte le classi terze del nostro Liceo, in cui la programmazione disciplinare prevede un’unità d’apprendimento specifica riguardante appunto la coscienza, la legge, la libertà;

a tutti gli studenti, ormai da quasi dieci anni, si propone un’esperienza di condivisione e servizio in collaborazione con le associazioni presenti nel nostro territorio; convinti che il volontariato è uno dei punti dei forza di un’educazione alla cittadinanza attiva e consapevole nei confronti delle realtà di bisogno che ci  circondano. Non è poi così “strano” il progetto di confronto fra le scuole e il carcere.          

Montacuto, Barcaglione: isole, che emergono dalla nebbia, significativamente in questi giorni d’autunno; mondi dentro il nostro mondo, ma immersi nella nebbia dell’abbandono e dell’indifferenza.   

Arnaldo, Alfiero, Alessia, Anna, Serena, Natalia, sono i volontari del carcere venuti a trovarci a scuola, ponti umani fra il detenuto e quello che non può fare, espressioni di quella Caritas che risponde all’appello “ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Ponti con gli studenti, hanno raccontato la condizione carceraria, la gestione di quel bene prezioso che è la libertà e la loro scelta di essere vicino ai detenuti, per qualche ora alla settimana, ultimi con gli ultimi della società.

Nella nostra scuola abbiamo preferito “diluire” la Giornata Nazionale del 15 novembre durante tutta la settimana precedente, previlegiando,  rispetto al momento assembleare, un incontro nelle singole classi durante le ore di religione: in una classe i ragazzi hanno anche ascoltato, in un silenzio attento come non capita sempre di ottenere,  la testimonianza di un giovane ex detenuto, Andrea. Si sono così resi conto che siamo nati cittadini liberi, ma in un attimo la libertà si può perdere per un comportamento illegale, al quale non si dà peso, ed è poi così difficile ricostruirla.

L’atteggiamento iniziale dei ragazzi è quello punitivo: “se l’è cercata, deve pagà!”, non hanno la percezione delle conseguenze di un gesto sbagliato, che ferma la vita a vent’anni. Si è aperto quindi il dibattito sulle condizioni quasi disumane, tante volte non efficaci, in cui i carcerati, e i loro carcerieri, condividono la prigionia, con immensa sofferenza per la restrizione della libertà,  la lontananza dagli affetti e il dispiacere per  la vergogna  arrecata alla famiglia, malessere interiore quindi, ma sofferenza anche per la mancanza degli oggetti di uso normale, la difficoltà per una minima cura della persona, l’attesa per il permesso che consente di compiere qualsiasi semplice azione, un’attesa che scoraggia, un malessere che diventa anche fisico.

Un sentito grazie a i volontari, finestre verso la libertà. E l’impegno a continuare questo percorso, con approfondimenti  sul sito “conferenza volontariato e giustizia”, con ricerche e incontri per aiutare i giovani crescere con più consapevolezza e speranza, in una realtà sempre da migliorare, dove i Ristretti Orizzonti possano diventare Orizzonti Nuovi.

Stefania Felici e Livio Martinangeli, docenti di Religione del Liceo Scientifico “Galileo Galilei” di Ancona